Si fa sul serio ma….

21 settembre 2010

Dopo il primo incontro ho continuato a cercare vagando per la chat, ma desideravo appuntamenti speciali, con uomini che mi desiderassero a tutti i costi, che stessero alle mie regole ma pagando; ovviamente era impossibile.

Poi all’ improvviso il crollo, la necessità di avere subito soldi tra le mani, e la confidenza fatta in chat ad un uomo di sessanta anni che subito si è offerto di aiutarmi.
Sapevo che sarebbe stato diverso, un uomo anziano, che non voleva scopare, che aveva bisogno di essere avvisato per tempo in modo da prendere il viagra, che desiderava solo una sega e toccarmi.
250 rose per una sega, stando comodamente distesa, con uno che sicuramente avrebbe goduto in tempi brevi mi sembrava un buon compromesso, sarei stata solo carne.

E’ arrivato da me a mezzanotte passata, dopo aver accompagnato a casa la sua compagna, è entrato e subito mi sono domandata che diamine stessi facendo. Era vecchio, barbuto, grasso, il classico uomo che va a puttane non per trasgredire ma perchè per stare con una donna giovane può solo pagare.
Ha posato le 250 rose sul tavolo, si è spogliato, i lunghi mutandoni bianchi e la canotta in tinta hanno amplificato il mio pensiero. Questa volta non mi ero preoccupata dell’ abbigliamento, non serviva.
Si è steso accanto a me faticando, mi ha detto che dovevo spogliarmi da sola perchè lui non ce la faceva e questo mi ha freddata del tutto.
Ho tolto il poco che avevo in dosso, lui era comodamente steso, mi sono messa carponi come lui mi ha chiesto con il mio culo rivolto verso la sua faccia e le mani pronte a soddisfarlo. Ha iniziato ad accarezzarmi piano, tra le gambe, dicendo che voleva sentirmi godere, mi sono lasciata andare a finti mugugni mentre le mie mani agivano in modo sapiente. Poi il suo tocco si è fatto sempre più forte e violento, mi infilava le dita ovunque, nella figa asciutta, nel culo e ansimava pregno di sudore. Non potevo ribellarmi, aveva pagato, non potevo smettere, quello faceva una puttana. Mi stava facendo male, ero carne da macello, ero ghiaccio, ero un oggetto.
Mi ha posato la mano sul capo spingendolo verso il suo membro. Ho dovuto succhiargli il cazzo, mi è venuto in bocca in pochi secondi mentre mi sculacciava e mi ripeteva che ero una troia.
Ho sputato il suo seme nell’ asciugamano che mi ero premurata di mettere sul comodino, mi sono stesa raggomitolandomi in un angolo, tutto di lui m’infastidiva: il suo sudore, il suo affanno, i suoi peli bianchi il suo grasso.
Quando ha finalmente ripreso fiato si è vestito ed è andato via.

Ero una puttana vera, e farlo solo per soldi non mi era piaciuto, non ero quello….


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